comunicazioni agli utenti
Pos obbligatorio, tavolo MISE: margini per abbassamento costi
Dai 25 ai 180 euro all’anno. A tanto ammonta l’onere medio che un esercizio commerciale o un professionista sostiene per dotarsi di un POS: i costi variano a seconda della tipologia delle apparecchiature prescelte. Si ritorna a parlare di POS e dei suoi costi dopo quasi 1 mese dall’entrata in vigore (il 1° luglio scorso) dell’obbligo di accettazione per esercenti e professionisti dei pagamenti di importo superiore ai 30 euro con carte di debito.
Come è noto, all’indomani dell’obbligo e sulla scia delle proteste da parte dei commercianti e dei liberi professionisti che mettevano in evidenza i costi, troppo alti, di gestione, il ministero dello Sviluppo Economico, insieme alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva avviato un tavolo di confronto. Dopo due riunioni, nel corso delle quali sono stati acquisiti dati utili per l’analisi dei costi che esercenti e professionisti devono sostenere per dotarsi di un terminale di accettazione (POS) di carte di debito, gli interlocutori coinvolti nelle discussioni del tavolo hanno manifestato la loro piena disponibilità a continuare a compiere ogni sforzo per rendere l’offerta di questa tipologia di servizio il più possibile flessibile e conveniente, in linea con le esigenze delle singole categorie interessate dal decreto. La crescita del numero delle transazioni che ci si attende come risultato dell’entrata in vigore del decreto consentirà lo sviluppo di economie di scala e l’intensificazione delle pressioni concorrenziali in grado di ridurre ulteriormente i costi.
I costi fissi coprono la disponibilità dell’apparecchiatura POS e dipendono dalle diverse funzionalità che il terminale può offrire e dal tipo di tecnologia utilizzata per il collegamento. I terminali più innovativi, il cui funzionamento è basato su un collegamento via internet o attraverso una rete mobile sono, di regola, meno costosi rispetto a quelli tradizionali, collegati alle reti interbancarie dedicate.
Il costo fisso per i terminali più innovativi si aggira in media intorno ai 2-5 Euro mensili, mentre per le apparecchiature più tradizionali la media è di 10-15 Euro mensili. L’onere che in media deve sostenere un esercente o un professionista per dotarsi di un POS è quindi mediamente intorno ai 25-60 Euro all’anno nel primo caso e a 120-180 Euro nel secondo.
I costi variabili sono, invece, legati al numero e all’ammontare delle transazioni effettuate dalla clientela e dipendono dal tipo di circuito utilizzato. L’utilizzo dei POS consente peraltro di ridurre l’impatto dei costi legati all’utilizzo del denaro contante, che sono complessivamente stimati intorno al 1-1,5% rispetto all’entità delle transazioni.
Spesso le due componenti di costo (fissa e variabile) sono fra loro collegate: a costi fissi più alti possono essere associati costi variabili più bassi (e viceversa). Su questi costi impattano anche il decreto che regola le commissioni applicate alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento (cd. merchant fee) del 14 febbraio 2014 e gli interventi normativi europei in discussione a Bruxelles, inclusa la proposta di Regolamento comunitario sulle interchange fee degli schemi di carte.
Secondo quanto emerso negli incontri, esistono già oggi sul mercato soluzioni che offrono diverse combinazioni di servizi e condizioni, fra le quali ciascun esercente o professionista può scegliere quella più adatta alle proprie esigenze, in base alle sue previsioni di utilizzo e ai collegamenti disponibili. Alcuni operatori di mercato hanno anche lanciato delle offerte commerciali che prevedono, nell’ambito di un più ampio pacchetto di servizi, la disponibilità gratuita del POS.
Contratti immobiliari, Antitrust: troppe clausole vessatorie
Troppe clausole vessatorie nei contratti immobiliari. E’ quanto sottolinea il bollettino settimanale dell’Antitrust che ha preso in esame una serie di ricorsi presentati da consumatori contro varie società del settore: Gabetti, Prelios, Frimm, Re/Max e Building Case. I ricorsi su cui si è espressa l’Authority – dopo aver ascoltato alcune associazioni dei consumatori – riguardano clausole inserite nei contratti su esclusività del mandato, durata dell’incarico, rinnovo tacito e penali. Per tutti i casi al termine dell’istruttoria, l’autorità ha ritenuto di individuare gli estremi delle clausole vessatorie, quelle condizioni in cui «il consumatore si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse».
L’Antitrust ha obbligato i big del settore immobiliare a modificare la modulistica contrattuale e a pubblicare in evidenza sui siti aziendali il provvedimento: in caso contrario rischiano una multa che può arrivare a 50 mila euro.
Farmaci, AIFA coordina filiera per sostenere donazioni medicinali ai più poveri
Verranno organizzate iniziative di comunicazione che possano contribuire ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza di un bisogno sociale che colpisce migliaia di persone nel nostro Paese: la necessità di farmaci. La povertà sanitaria è un fenomeno in continuo aumento anche in Italia e il numero di cittadini che hanno difficoltà ad acquistare i medicinali (persino quelli con prescrizione medica) è cresciuto notevolmente negli ultimi anni. Su questo tema l’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) ha coordinato nei giorni scorsi un incontro con i rappresentanti di Assogenerici, Assosalute, Farmindustria e della Fondazione Banco Farmaceutico onlus (in rappresentanza di 1500 enti assistenziali convenzionati) al fine di definire una serie di iniziative orientate ad aumentare la sensibilità alla donazione di farmaci alle fasce meno abbienti della popolazione.
Spiega l’Agenzia: “Qualche mese or sono era stato richiesto ad AIFA un supporto per reperire farmaci da inviare ad una Missione in Mozambico e la Direzione Generale AIFA a titolo personale aveva coinvolto il Centro Missionario di Firenze, convenzionato con il Banco Farmaceutico riuscendo a fare arrivare i farmaci richiesti in tempi utili nel Paese Africano. In seguito a tale fruttuosa attività il Banco Farmaceutico ha richiesto un incontro istituzionalizzato OpenAifa ed ha fatto presente come anche in Italia ci fosse bisogno di sensibilizzare la filiera del farmaco alla donazione”.
La povertà sanitaria è in aumento anche in Italia ed è cresciuto negli anni il numero di cittadini che ha difficoltà a comprare medicinali. Per questo l’Agenzia ha sottolineato la necessità di coinvolgere la filiera del farmaco in possibili percorsi per attuare iniziative congiunte e rendere più efficace la donazione di medicinali. “Attraverso iniziative condivise tra Onlus e Aziende ad esempio, si potrebbe permettere a queste ultime di semplificare la gestione della donazione dei medicinali all’interno dei sistemi di supply chain – spiega l’Agenzia – Un ulteriore intervento potrebbe riguardare la proposta di revisione del quadro legislativo per facilitare le attività di donazione dei medicinali. Infine, un altro nodo cruciale è quello della sensibilizzazione dei produttori e degli stessi cittadini, rispetto al problema della donazione dei farmaci, un fattore che potrebbe garantire il vero e proprio “salto di qualità” nelle quantità di confezioni messe a disposizione degli indigenti”. AIFA ha assicurato che verranno organizzate iniziative di comunicazione per aumentare la consapevolezza di questo problema.
Smartphone in viaggio, CTCU: attenzione ad app e tariffe extra Ue
Smartphone all’estero: telefonate e Internet sono ormai meno cari in Europa, perché il 1° luglio è scattato il nuovo taglio delle tariffe in roaming. Questo vuol dire che telefonare, ricevere telefonate o navigare in Internet quando si è in un altro Paese europeo costa meno: le nuove tariffe prevedono che, rispetto al 2013, per telefonare si passa da un massimale di 24 cent al minuto a 19 (-21%); per ricevere una telefonata si passa da 7 cent al minuto a 5 (-28,5%); per inviare un SMS si passa da 8 cent a 6 (-25%); infine per scaricare dati/navigare si passa da 45 cent per MB a 20 (-55,5%). Attenzione però se si viaggia in Paesi extra Ue: lo smartphone sotto l’ombrellone o in qualche località esotica può costare decisamente caro. Come spiega il Centro Tutela Consumatori Utenti, “quando si viaggia all’estero il cellulare si connette a reti diverse da quella della compagnia che ha emesso la sim. Il roaming ha costi variabili a seconda dell’operatore cui ci si appoggia e della nazione in cui ci si trova. Quando si è all’estero si paga anche per ricevere le chiamate, mentre non si paga nulla per ricevere gli sms. Quindi, è sempre meglio preferire i messaggi quando possibile”.
Come bisogna orientarsi per evitare bollette stratosferiche? Il CTCU ha diffuso una serie di indicazioni utili per chi viaggia all’estero.
Attenzione alle app che utilizzano internet. Viaggiando all’estero, se non si ha attivato un piano che includa l’uso della connessione dati, una delle maggiori fonti di spesa può diventare la connessione a internet che può arrivare a consumare in pochi giorni anche 200 euro di traffico. Diverse applicazioni, come WhatsApp o WeChat, si connettono periodicamente per controllare la presenza di nuovi messaggi o aggiornamenti. In questo caso può convenire disattivare la connessione dati in roaming e accedere a internet solo quando è presente una connessione WiFi, spesso offerta gratuitamente dagli hotel e nei principali luoghi pubblici.
Occhio alla Svizzera! L’Eurotariffa impone un costo massimo per la comunicazione in roaming. Non è legata ai paesi europei in genere, ma solo a quelli facenti parte dell’Unione europea. Paradossalmente, quindi, viene applicata in Martinica, nella Guyana francese e nell’isola di Réunion, tutte legate alla Francia, ma non necessariamente nella vicinissima Svizzera, in Albania o in Turchia. Le tariffe di roaming esterne all’Unione europea dipendono dagli accordi che il proprio operatore ha con quelli esteri e sono in genere piuttosto elevate. A livello di voce possono variare da un euro al minuto fino a 6 euro al minuto per i Paesi più esotici. Per la connessione dati le tariffe sono alquanto proibitive, variando da un euro per megabyte fino a quasi 30 euro per megabyte. Ecco perché, se si prevede di restare in un paese estero per un periodo prolungato e di chiamare i numeri di quel Paese (anche solo l’albergo), può convenire attivare una sim locale. Sarà possibile stipulare un contratto ricaricabile con minuti di conversazione, sms e dati a costo fisso. Per gli abbonamenti è invece necessario essere intestatari di un conto corrente o una carta di credito del paese ospite.
E se faccio una crociera? Avete in programma di passare le ferie in barca o in crociera? Quando si naviga, già a pochi chilometri dalla riva il segnale diventa troppo debole per chiamare. Su alcune navi da crociera e traghetti è possibile connettersi alla rete cellulare della nave, in roaming marittimo. Le tariffe dipendono dagli accordi tra il proprio operatore e quello presente sulla nave.
Opzioni “estero”. Se di desidera usare il telefono all’estero per periodi brevi, tutti i principali operatori propongono offerte per comunicare che, attivate in aggiunta al proprio piano, includono soglie di traffico ad un costo fisso che dipende dal Paese in cui ci si reca. Alcuni pacchetti valgono per l’Europa, altri anche per diverse zone del mondo. Attenzione però ad attivare la promozione giusta. Ogni operatore divide il mondo in zone, non necessariamente identiche a quelle geografiche: bisogna verificare prima sul sito dell’operatore quale sia quella in cui vi recherete.
Tempi. Attivare promozioni o condizioni speciali sulla propria utenza può comportare, soprattutto nei periodi di vacanza, tempi variabili. Meglio recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico almeno una settimana prima di partire in modo che tutto sia pronto per il giorno in cui lascerete la vostra città.
Vacanze green, Tripadvisor lancia EcoLeader
Si chiama EcoLeader, il programma lanciato da TripAdvisor per aiutare i viaggiatori nel mondo a pianificare viaggi più green evidenziando gli hotel e i B&B impegnati in pratiche eco-friendly. A oggi sono più di 6.000 le strutture nel mondo ad aver raggiunto lo status di EcoLeader di TripAdvisor.Sviluppato in collaborazione con Habitech, Legambiente Turismo, United Nations Environmental Programme eInternational Tourism Partnership, il programma premia con il titolo EcoLeader di TripAdvisor gli hotel e i B&B qualificatisi sulla base delle pratiche green da loro adottate.
“Sappiamo che molti viaggiatori in Europa vogliono essere informati sulle scelte eco-friendly da fare in vacanza ma non sempre sanno dove trovare queste informazioni. Ciò che rende EcoLeader di TripAdvisor così utile è il fatto che ora forniamo ai viaggiatori un modo semplice di comparare le pratiche green degli hotel e B&B, che si affianca alle milioni di recensioni già presenti sul sito” ha dichiarato Jenny Rushmore, director of responsible travel di TripAdvisor.
I viaggiatori possono personalizzare la loro ricerca su TripAdvisor degli hotel che partecipano al programma EcoLeader di TripAdvisor e visualizzare una lista dettagliata delle pratiche eco-sostenibili adottate da ogni struttura. La comunità di viaggiatori di TripAdvisor sarà anche invitata a commentare le credenziali green di un hotel a seguito del soggiorno presso una delle proprietà che partecipano al programma e il commento sarà poi pubblicato sul sito.
Il programma EcoLeader di TripAdvisor prende in considerazione l’approccio olistico alle pratiche ambientali delle strutture e le classifica basandosi su quattro livelli di partecipazione – Bronzo, Argento, Oro e Platino – che verranno messi in evidenza sulla pagina della struttura su TripAdvisor. Ogni candidatura viene vagliata sulla base di una serie di criteri ambientali, dal riutilizzo di asciugamani e biancheria da letto al riciclaggio e compostaggio, dall’uso di pannelli solari e di stazioni per ricaricare le auto elettriche alla presenza di tetti verdi. Maggiore sarà il numero delle pratiche eco friendly adottate da hotel e B&B e più alto sarà il livello che queste strutture potranno raggiungere come EcoLeader di TripAdvisor
Consiglio Ue: conti di base per tutti e più trasparenza
Tutti i cittadini residenti in Europa potranno aprire un conto corrente bancario di base senza distinzione in base alla nazionalità e al luogo di residenza. L’apertura di un conto corrente in un altro Stato sarà più semplice e i costi dovranno essere più trasparenti. È quanto prevede la direttiva adottata oggi dal Consiglio dell’Unione europea: gli Stati avranno due anni di tempo per recepirla negli ordinamenti nazionali.
Alcuni studi dicono che circa 58 milioni di consumatori europei non hanno ancora un conto di pagamento e, in alcune situazioni, non sono in grado di aprire un conto corrente in uno Stato in cui non sono residenti, o non possono farlo se non hanno a disposizione sufficienti risorse finanziarie. Il Consiglio dell’Unione europea oggi ha adottato una direttiva “volta a garantire l’accesso ai servizi di pagamento di base e a migliorare le informazioni sulle commissioni relative ai conti di pagamento. La direttiva – informa il Consiglio Ue – permetterà ai consumatori di fare scelte consapevoli quando si apre un conto di pagamento, migliorando la trasparenza e la comparabilità delle informazioni sulle commissioni, pur eliminando la discriminazione basata sulla residenza”. La direttiva permetterà inoltre ai consumatori di cambiare più facilmente un conto corrente.
La direttiva rende più trasparenti i costi. Secondo le indagini e le consultazioni effettuate dalla Commissione e i reclami ricevuti, spiegano dal Consiglio Ue, molti consumatori europei devono affrontare difficoltà nell’apertura di un conto di pagamento a causa della mancanza di un indirizzo permanente nello Stato membro in cui si trova il prestatore di servizi. La direttiva stabilisce dunque le norme e le condizioni che garantiscono la fornitura di conti correnti di base per tutti i consumatori che risiedono legalmente in uno Stato membro dell’Unione europea. Dovrà inoltre essere adottato un documento informativo chiaro e standardizzato sulle tasse e sulle commissioni applicate e gli Stati dovranno garantire l’accesso gratuito ad almeno un sito internet di comparazione delle tariffe applicate dai fornitori di servizi. Sarà inoltre più facile aprire un conto corrente in un altro Stato membro.
Dalla Commissione europea arrivano parole di apprezzamento: “La direttiva favorirà la creazione di un reale Mercato Unico per i servizi finanziari al dettaglio che porterà numerosi benefici ai cittadini europei, fornendo loro il diritto a un conto di pagamento di base indipendentemente dal loro luogo di residenza o dalla situazione finanziaria. La direttiva consentirà inoltre di migliorare sostanzialmente la trasparenza delle commissioni di conto bancario e di rendere più facile cambiare conto corrente da una banca all’altra”. La direttiva sarà ora essere firmata dal Parlamento europeo e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati avranno poi due anni di tempo per recepire la direttiva nel loro diritto nazionale.
Ha detto il vicepresidente Michel Barnier, responsabile del Mercato interno e dei servizi: “Siamo molto contenti che il Consiglio abbia confermato il suo sostegno a una parte molto importante della legislazione. La direttiva aiuterà milioni di consumatori che spesso incontrano difficoltà nell’accesso a un conto bancario nell’Unione europea, permettendo loro di vivere al meglio i vantaggi del mercato unico in questo settore e di partecipare pienamente alla vita economica e sociale di una società moderna”. Ha aggiunto il Commissario per la politica dei consumatori Neven Mimica: “Fino ad ora, molti consumatori pagavano tasse eccessive per il loro conto in banca, nonostante l’esistenza di alternative migliori. Grazie alla nuova direttiva, i consumatori potranno ottenere informazioni più chiare sulle commissioni che devono pagare. Le persone saranno in grado di confrontare i costi di differenti conti e di passare più facilmente alla soluzione migliore”.
Fao-Oms: limiti più rigidi per piombo nel latte artificiale e arsenico nel riso
Norme più rigide per la presenza di piombo negli alimenti dei lattanti e per l’arsenico nel riso: il Codex Alimentarius – la Commissione congiunta della Fao (Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che gestisce gli standard alimentari – ha adottato questa settimana nuove norme per la tutela dei consumatori, fra le quali la definizioni dei livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e di arsenico nel riso.
Gestita congiuntamente dalla Fao e dall’Oms, la Commissione del Codex Alimentarius stabilisce gli standard internazionali di sicurezza alimentare e di qualità per promuovere alimenti più sicuri e più nutrienti per i consumatori. Le norme del Codex servono in molti casi come base per le legislazioni nazionali, e forniscono i parametri di riferimento per la sicurezza del commercio alimentare internazionale. Uno dei temi affrontati è stato il piombo: secondo la raccomandazione della Commissione del Codex, non più di 0,01 mg di piombo per kg dovrebbe essere consentito negli alimenti per lattanti. “I neonati e i bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici del piombo, che possono causare conseguenze negative permanenti per la loro salute, in particolare per sistema nervoso e per il cervello, che possono far diminuire la loro capacità di imparare – spiega la Fao in una nota – Il piombo esiste nell’ambiente e tracce possono finire negli ingredienti che sono utilizzati nella produzione di latte artificiale. I livelli di piombo nel latte artificiale possono essere controllati approvvigionandosi di materie prime provenienti da zone in cui il piombo è meno presente”.
Altro tema riguarda l’arsenico nel riso. Il Codex, per la prima volta, ha stabilito il livello massimo di arsenico consentito nel riso stabilendolo a 0,2 mg per kg. L’arsenico è presente in natura e si trova a livelli elevati nelle acque sotterranee; assorbito attraverso acqua e terreno, può entrare nella catena alimentare e un’esposizione prolungata è dannosa. Questa infatti può causare tumori e lesioni della pelle. L’arsenico è stato anche associato a problemi dello sviluppo, alle malattie cardiache, al diabete, e a danni al sistema nervoso e al cervello. In particolare, rileva il Codex, il riso può assorbire più arsenico rispetto ad altre colture e può contribuire all’esposizione all’arsenico specialmente laddove si consideri che rappresenta l’alimento base per milioni di persone. Spiega la Fao: “La contaminazione da arsenico nel riso è particolarmente preoccupante in alcuni paesi asiatici, dove le risaie sono irrigate con acque sotterranee contenenti sedimenti ricchi di arsenico, pompate da pozzi tubolari poco profondi. Migliori sistemi d’irrigazione e pratiche agricole più efficienti potrebbero contribuire a ridurre la contaminazione, ad esempio coltivando il riso in letti rialzati piuttosto che in campi allagati”.
Nelle raccomandazioni del Codex rientra anche una riduzione dell’uso dei farmaci veterinari negli animali destinati al consumo alimentare, per evitare che residui di medicinali rimangano nella carne, nel latte, nelle uova e nel miele. In particolare ci sono otto farmaci (cloramfenicolo, malachite verde, carbadox, furazolidone, nitrofural, cloropromazina, stilbene e olaquindox), compresi gli antimicrobici e i fattori di crescita, che possono avere effetti negativi sulla salute umana e contribuire allo sviluppo di resistenza ai farmaci.
Acquisti in-App, azione UE: Google si impegna per i consumatori (Apple ancora no)
Buone notizie sul fronte degli acquisti in-App (effettuati con smartphone e tablet tramite App all’interno di giochi online): tante le denunce di irregolarità, soprattutto per il rischio di acquisti inconsci effettuati facilmente dai bambini, cui questi giochi spesso sono indirizzati. A muoversi sono state le autorità dei Paesi Ue che, con la Commissione europea, hanno elaborato un’azione di enforcement; l’industria risponde con una serie di impegni a tutela dei consumatori.
“È la prima azione di enforcement di questo tipo che vede la Commissione europea e le autorità nazionali riunire i loro sforzi – ha dichiarato Neven Mimica, Commissario dell’UE responsabile per la Politica dei consumatori - Sono lieto di constatare che si stanno producendo risultati tangibili. Questo è un aspetto importante per i consumatori, e in particolare per i bambini che devono essere meglio protetti quando giocano online. Questa azione ha costituito inoltre una preziosa esperienza per la riflessione in corso su come organizzare meglio l’attuazione dei diritti dei consumatori nell’Unione. Essa ha dimostrato che la cooperazione si ripaga e contribuisce a migliorare la protezione dei consumatori in tutti gli Stati membri”,
Il Vicepresidente Neelie Kroes, responsabile per l’Agenda digitale, ha aggiunto: “La Commissione è estremamente aperta all’innovazione nel settore delle app. Gli acquisti all’interno di applicazioni sono un modello commerciale legittimo, ma è essenziale che i realizzatori di app comprendano e rispettino la normativa dell’UE allorché sviluppano questi nuovi modelli commerciali”.
Una posizione comune concordata dalle autorità nazionali nell’ambito della rete CTC e trasmessa a dicembre 2013 ad Apple, Google e all’Interactive Software Federation of Europe richiedeva che:
· i giochi pubblicizzati come “gratuiti” non devono fuorviare i consumatori sui costi reali in questione;
· i giochi non devono contenere inviti diretti ai bambini ad acquistare articoli nell’ambito di un gioco o persuadere gli adulti ad acquistarli per i bambini;
· i consumatori devono essere adeguatamente informati sulle condizioni di pagamento degli acquisti e non dovrebbero vedersi addebitare importi in base a un’impostazione predefinita di pagamento senza aver fornito il loro consenso esplicito;
· i commercianti devono fornire un indirizzo di posta elettronica per consentire ai consumatori di contattarli se hanno dubbi o rimostranze.
Attraverso il meccanismo di cooperazione per la tutela dei consumatori stabilito dalle norme comunitarie, Apple, Google sono stati invitati a predisporre in tutta l’UE soluzioni concrete alle obiezioni sollevate.
Google ha deciso di apportare diversi cambiamenti. L’implementazione in corso sarà completata entro fine settembre 2014. Ad esempio, non comparirà affatto l’espressione “gratis” quando i giochi contengono acquisti in-app, è previsto lo sviluppo di orientamenti mirati all’indirizzo degli sviluppatori di app per prevenire l’esortazione diretta ai bambini quale definita dalla normativa dell’UE e sono previste misure scaglionate nel tempo per contribuire a monitorare le palesi violazioni della legislazione consumeristica dell’UE. Google ha anche adattato le sue impostazioni predefinite per far sì che i pagamenti siano autorizzati prima di qualsiasi acquisto all’interno di applicazioni, a meno che il consumatore non scelga attivamente di modificare tali impostazioni.
Apple non ha finora prospettato soluzioni concrete e immediate per affrontare le preoccupazioni legate, in particolare, all’autorizzazione di pagamento, ma ha espresso il proponimento di affrontare tali problematiche. Tuttavia, per la realizzazione di questi eventuali cambiamenti futuri non sono stati forniti né un fermo impegno, né un calendario specifico. Le autorità CTC continueranno le discussioni con Apple per assicurare che l’azienda fornisca dettagli specifici sui cambiamenti richiesti e li ponga in atto conformemente alla posizione comune.
Le autorità di contrasto degli Stati membri e la Commissione europea hanno anche invitato le associazioni di sviluppatori di giochi online e le rispettive piattaforme a riflettere sulle misure concrete che potrebbero adottare per affrontare le questioni sollevate nella posizione comune, tra cui la possibilità di adottare linee guida o standard che tengano conto del regolamento sulla cooperazione in materia di tutela dei consumatori (CTC).
L’enforcement, tra cui le eventuali azioni legali, compete alle autorità nazionali che esamineranno ora come affrontare le eventuali questioni legali pendenti. La Commissione europea e gli Stati membri continueranno a monitorare la questione e in particolare a verificare in che misura gli impegni assunti vengono fatti valere nella pratica per rispondere alle preoccupazioni espresse in relazione alla posizione CTC.
Contraffazione alimentare, NAC: tutti i sequestri tra il 2010 e il 2014
Circa 10.000 controlli di filiera, 35mila tonnellate di prodotti agroalimentari e 3 milioni di etichette sequestrate sul fronte della lotta alla contraffazione; 80 le segnalazioni ad Interpol di prodotti contraffatti di falso Made in Italy e 380 milioni di euro il valore complessivo delle illecite sovvenzioni accertate e dei beni/valori sequestrati.Sono solo alcuni dei numeri che descrivono le attività sviluppate dai NAC tra il 2010 e il 2014.
In questi giorni sono stati attivati anche il Desk anticontraffazione online e l’operazione “Estate sicura”.
Qualche giorno fa, presso la sede di via Torino del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari, il Col.t.SFP Maurizio Delli Santi, designato ad un nuovo incarico presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ha reso pubblicamente i suoi saluti, facendo un piccolo bilancio degli ultimi 4 anni di attività dei NAC nella lotta alla contraffazione alimentare (dal 21 luglio gli succederà il Col. Gianluca Dell’Agnello, attuale Comandante Provinciale di Viterbo).
Sono stati raggiunti risultati di ampio rilievo: 10.000 i controlli di filiera – su aziende, organizzazioni di produttori, enti di certificazione, consorzi, operatori sull’ import/export, linee produttive, piattaforme commerciali, catene della distribuzione, etc. – effettuati sia per vigilare sulla corretta destinazione dei finanziamenti UE sia per contrastare l’agropirateria (pratiche commerciali ingannevoli e violazioni alle norme su etichettatura, tracciabilità, disciplina del “Made in Italy” e dei marchi di qualità DOP/IGP/STG e Biologico).
Sul fronte delle frodi sui finanziamenti UE ammonta ad oltre 380 milioni di euro il valore complessivo delle illecite sovvenzioni accertate e dei beni immobili/conti correnti/titoli/fideiussioni sottoposti a sequestro, sottratti ai vari circuiti illegali del comparto. Tra i contesti più insidiosi, i NAC hanno individuato e disarticolato una complessa organizzazione responsabile di corruzione internazionale e frode nel sistema degli aiuti ai Paesi in Via di Sviluppo, arrestando gli ideatori di una truffa internazionale che, corrompendo alcuni addetti ai controlli nigeriani, avevano tentato di acquisire i finanziamenti UE sulle forniture di supporti logistici e strumentazioni sanitarie prodotte in Cina di scarsa qualità, risultate contraffate con marchi UE.
Attività investigative complesse hanno riguardato anche contesti di criminalità organizzata, con l’individuazione in particolare in Calabria, Campania, Sicilia, e Puglia di gruppi di interesse che hanno lucrato sul sistema degli illeciti finanziamenti UE con falsi inserimenti telematici nel Sistema Informativo Agricolo Nazionale, false fideiussioni, fittizie costituzioni di aziende agricole, false intestazioni di terreni e titoli alla conduzione, frodi anche sul sistema contributivo agricolo e per la fruizione delle agevolazioni sul carburante ad uso agricolo. In tali ambiti sono stati così individuati 3300 autori di reato con oltre 1600 segnalazioni inoltrate all’ autorità giudiziarie e amministrative.
Importanti, poi, le operazioni contro le frodi sull’olio extravergine d’oliva che hanno portato al sequestro di 3.000 tonnellate di olio “lampante” e di 9.000 litri di “olio deodorato”, e nel settore vitivinicolo con oltre 9.000 tonnellate di vino risultato alterato e non conforme ai disciplinari di produzione. Significativi sequestri e attività di verifica della filiera sono state effettuate anche negli altri settori produttivi: lattiero-caseario e zootecnico, ortofrutticolo, cerealicolo e seminativo, e dei preparati alimentari, etc.. Di rilievo i sequestri di 4.000 tonnellate di pomodoro falso Dop, falso Biologico e di concentrato di pomodoro cinese falsamente etichettato “Made in Italy” . Altra significativa operazione ha riguardato l’arresto di 20 appartenenti ad una associazione per delinquere transnazionale che ha commercializzato tra Spagna, Germania e Italia ingenti quantitativi di fitofarmaci contraffatti, particolarmente nocivi perché sottratti a qualsiasi controllo di sicurezza.
Di rilievo il rafforzamento della cooperazione internazionale di polizia sulla rete Interpol che ha visto le prime attivazioni internazionali per contrastare il “falso made in Italy” all’estero: sul circuito internazionale infatti i NAC hanno effettuato 80 segnalazioni di prodotti contraffatti o falsamente evocativi del Made in Italy, e tra questi sono stati individuati gli “italian cheese kit” commercializzati in Nuova Zelanda, Canada e Usa e in particolare i “wine kit” evocanti noti marchi nazionali che per la prima volta sono stati ritirati dal commercio in Gran Bretagna.
Sul sito del Ministero e dell’Associazione dei Consorzi di Tutela proprio in questi giorni i NAC hanno attivato il desk anticontraffazione online : si tratta di un importante strumento di informazioni condivise e di segnalazioni a disposizione degli operatori del settore e dei Consorzi di tutela che sarà reso fruibile anche sulla rete di cooperazione internazionale di polizia e doganale e sarà presentato ad Expo 2015 tra le best practices dell’Italia nelle azioni sviluppate a tutela della qualità e della sicurezza alimentare. E in questa settimana è partita anche l’ “Operazione Estate Sicura” che ha già visto il sequestro di 16 tonnellate di prodotti alimentari, 54.000 etichette, 4.000 prodotti fitosanitari contraffatti e l’individuazione di 1 milione di euro di finanziamenti UE illecitamente percepiti.
Vodafone e Tim, da oggi alcuni servizi diventano a pagamento
E’ giunta la data fatidica, ovvero il 21 luglio, in cui alcuni servizi finora gratuiti offerti da Vodafone e Tim diventano a pagamento. Lo ricorda Confconsumatori: si tratta dei servizi “Chiamami” e “Recall” di Vodafone e “Lo sai” e “Chiama ora” di Tim, utili ogni volta che il cellulare risulta spento o non raggiungibile per essere avvisati, tramite sms, di chi ha cercato di contattare e di quando la linea è il destinatario è nuovamente raggiungibile.
Si tratta di una decisione che riguarda solo questi due operatori di telefonia mobile, legittima purchè il consumatore venga allertato per tempo: essendo un servizio quasi sempre attivato automaticamente sulla Sim, sono in tantissimi ad aver ricevuto in questi giorni un sms che informa delle nuove tariffe applicate.
Il costo dei servizi nel caso di Vodafone passerà a 6 cent al giorno per ogni giorno in cui si utilizza il servizio (indipendentemente dal numero di sms di avviso ricevuti): chi non lo utilizza, quindi, non paga nulla, ma chi lo utilizza quotidianamente può arrivare a pagare circa 20 euro all’anno. Tim, invece, ha introdotto un importo fisso di 1,90 euro ogni 4 mesi, quindi in totale circa 7,60 euro all’anno.
Le modifiche delle tariffe riguardano anche chi ha sottoscritto un abbonamento: i servizi di avviso non sono inclusi nel pacchetto e verranno addebitati a parte rispetto al costo mensile pattuito.
Se si desidera mantenere i servizi da oggi a pagamento non occorre modificare nulla. Chi, invece, decide di farne a meno può disattivarli gratuitamente, ecco come:
· i clienti Vodafone possono disattivare i servizi “Chiamami” e “Recall” online sul sito www.vodafone.it effettuando il login nell’area 190 Fai da te e cliccando su La mia offerta > Servizi e promozioni attive. Diversamente è possibile disattivare i servizi contattando i numeri gratuiti: 42070 (per attivare o disattivare servizi a pagamento) e 42592 (per informazioni su servizi a pagamento).
· i clienti Tim possono disattivare i servizi “Lo sai” e “Chiama ora” solo telefonicamente chiamando il numero gratuito 40920.
· Gas, Federconsumatori: attenzione ai nuovi contatori
· 600mila utenti domestici stanno ricevendo in questi giorni – o la riceveranno a breve – una lettera da parte di società di distribuzione del gas per la sostituzione, senza oneri per l’utente, dei contatori del gas con nuovi misuratori elettronici. Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore, ad esempio entro il 31 dicembre 2014 devono essere sostituito il 15% dei contatori con portata G10 (che includono anche i condomini) e del 3% dei contatori G6 o di portata inferiore (utenze domestiche). A darne notizia è la Federconsumatori che avverte: “Le famiglie devono essere informate almeno tre mesi prima e la data di esecuzione della sostituzione del contatore nell’abitazione deve essere comunicata con almeno 10 giorni solari di anticipo. L’operazione richiederà mediamente due ore e agli utenti e devono essere fornite le informazioni sulle funzioni del display che consentano la visualizzazione di data e ora, la totalizzazione dei consumi (complessiva e per fascia multioraria), la registrazione dei consumi su base giornaliera e degli ultimi 70 giorni e la garanzia sul salvataggio dei dati e sicurezza”.
· In caso il consumatore abbia dei dubbi sul funzionamento del vecchio contatore del gas sostituito ha diritto, entro 15 giorni dalla data di sostituzione, di richiedere alla sua società di vendita una verifica metrologica. Se dal controllo non si evidenziano errori nella misurazione dei m3 di gas del contatore, la spesa di tale verifica è a carico del consumatore. In caso contrario, il consumatore stesso non dovrà pagare.
· La Federconsumatori consiglia, al momento della sostituzione del vecchio contatore, di farsi consegnare o di fare una foto con i valori dei m3 dei consumi registrati dal contatore, al fine di avere piena contezza e trasparenza al momento della successiva fatturazione dei consumi.
· Da tempo denunciamo – conclude l’Associazione – che oltre il 20% dei 20 milioni di contatori del gas in Italia non sono letti da parte dei distributori almeno una volta all’anno, come invece prevedono le delibere dell’AEEGSI. Auspichiamo quindi che da qui al 2018 – quando il 60% dei contatori in servizio dovrà essere sostituito con i contatori digitali – si riduca in modo significativo il forte peso dei reclami registrati in questi anni, in particolare nel settore gas sia nel mercato libero che nel mercato tutelato riguardanti il tema dei consumi presunti e a conguaglio.
· Farmaci antitumorali, Aifa: restano a carico del SSN, con prezzi allineati a media UE
· Restano a carico del Servizio Sanitario Nazionale i farmaci antitumorali di cui il titolare delle Autorizzazioni all’Immissione in Commercio (AIC) aveva chiesto la riclassificazione alla fascia C (a carico dei cittadini). Si tratta di: PURINETHOL 50mg 25cpr, LEUKERAN 2MG X 25 CPR, ALKERAN 1fl 50mg + 1fl 10mg, ALKERAN 2mg 25cpr, TIOGUANINA 40mg 25cpr, MYLERAN 2mg 100cpr.
· L’Agenzia Italiana del Farmaco fa sapere che mantiene a carico del Servizio Sanitario Nazionale questi farmaci, tranne il MYLERAN che viene riclassificato il fascia C per la presenza sul mercato di valide alternative terapeutiche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Al contrario, per gli altri farmaci, in considerazione dell’utilità nel trattamento di alcune gravi patologie oncologiche, l’AIFA ha ritenuto necessario garantirne la disponibilità in fascia A, a totale carico del SSN.
· Inoltre il Comitato Prezzi e Rimborso dell’AIFA, dopo aver respinto le proposte avanzate in prima istanza dall’Azienda, ritenute non sostenibili per il SSN, ha ottenuto l’allineamento dei prezzi a quelli più bassi praticati attualmente in Europa.
· Trasporto pubblico locale, Autorità Trasporti avvia consultazione
· L’Autorità di regolazione dei trasporti volge la sua attenzione al Trasporto pubblico locale. In Italia si stima che ogni giorno siano circa 14 milioni e mezzo le persone che si spostano su treni regionali e locali, autobus, tram, metropolitane, pullman extraurbani e battelli, per un traffico annuo di oltre 5 miliardi di passeggeri. L’Autorità ha dunque pubblicato e avviato a consultazione sul proprio sito internet il documento contenente le questioni regolatorie sulle procedure di gara per l’affidamento in esclusiva dei servizi di Trasporto Pubblico Locale. L’Autorità ha convocato per il 31 luglio prossimo a Torino un’audizione dei soggetti interessati, nel corso della quale i partecipanti potranno illustrare le loro osservazioni su tale documento. Questi hanno a disposizione trenta giorni di tempo per esprimere, in forma scritta, opinioni e commenti, inviando entro il 5 agosto i propri contributi alla casella di posta elettronica certificata dell’Autorità pec@pec.autorita-trasporti.it.
· La consultazione, spiega l’Autorità, ha luogo nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata 16 gennaio scorso sui servizi di trasporto passeggeri con particolare riferimento ai servizi di TPL. Fra le funzioni che la legge attribuisce all’Autorità, spiega una nota, c’è quella di definire gli «schemi dei bandi delle gare per l’assegnazione dei servizi di trasporto in esclusiva e delle convenzioni da inserire nei capitolati delle medesime gare, nonché dei criteri per la nomina delle commissioni aggiudicatrici». Inoltre, con specifico riferimento al trasporto ferroviario regionale «l’Autorità verifica che nei relativi bandi di gara non sussistano condizioni discriminatorie o che impediscano l’accesso al mercato a concorrenti potenziali e, specificamente, che la disponibilità del materiale rotabile già al momento della gara non costituisca un requisito per la partecipazione ovvero un fattore di discriminazione tra le imprese partecipanti». In Italia prevalgono ancora affidamenti dei servizi di TPL senza gara, che nell’80% dei casi danno luogo ad aggiudicazioni a favore dell’incumbent.
#divanodemergenza, Cittadinanzattiva invia altre 43 diffide
Continua la campagna di Cittadinanzattiva per ‘scovare’ i Comuni che ancora non hanno adottato il Piano d’emergenza, obbligatorio dal 2012. Oggi l’Associazione ha inviato 48 nuove diffide ad altrettanti Comuni inadempienti (10 Comuni inadempienti dell’Emilia Romagna, 17 del Lazio, 8 della Liguria e 13 della Toscana): il totale delle diffide inviate è di 151, 103 erano state inviate nelle scorse settimane).
Obiettivo della campagna di Cittadinanzattiva #divanodemergenza (www.divanodemergenza.org) è informare la popolazione sulla sicurezza del territorio e invitare tutti i Comuni a dotarsi di un Piano di Emergenza Comunale, ovvero uno strumento per gestire un’emergenza di protezione civile. Il Piano contiene la descrizione dei rischi presenti sul territorio e le azioni previste dal Comune nelle diverse emergenze: prima, durante e dopo.
In Italia, infatti, il 48% dei Comuni è situato in un’area ad elevata sismicità e l’82% in aree ad elevato rischio idrogeologico. L’emergenza è quindi, potenzialmente, all’ordine del giorno. A questo si aggiungono più di 1.000 impianti industriali a rischio di incidente rilevante, il 30% di superficie esposta a rischio incendi e 11 vulcani attivi o quiescenti.
Energia: da luglio bollette gas -6,3%, elettricità stabile
Dal 1° luglio le bollette del gas si ridurranno del 6,3% mentre rimarranno stabili quelle dell’energia elettrica. Per il consumatore-tipo servito nel mercato di maggior tutela, il prezzo del gas scenderà del 6,3% con un risparmio di 73 euro l’anno, mentre la bolletta dall’energia elettrica rimarrà invariata. Lo ha stabilito l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico che ha aggiornato le condizioni di riferimento per le famiglie e piccoli consumatori nel trimestre luglio-settembre.
Come spiega l’Autorità, da gennaio la spesa per il gas è diminuita del 10% e di oltre il 16% nell’ultimo anno e mezzo. Queste diminuzioni sono l’effetto della riforma del gas dell’Autorità che ha ancorato i prezzi della materia prima alle quotazioni spot sulle principali borse europee e non più ai contratti pluriennali indicizzati ai prodotti petroliferi. Aggiunge però l’Autorità che “parte dei benefici in termini di riduzione della bolletta dei clienti del servizio di tutela saranno controbilanciati dagli aumenti attesi con riferimento al trimestre ottobre-dicembre, come sempre accade per i maggiori consumi legati alla stagione invernale”. Per il gas naturale, la riduzione della bolletta si spiega con il calo dei prezzi della materia prima che si riflette sulla spesa del cliente finale con una riduzione del 6,4%. La necessità di un leggero incremento (+0,1%) a copertura degli oneri della morosità per i servizi di ultima istanza del fondo UG3UI, ha portando la riduzione complessiva a-6,3%.
Più complesso il caso dell’energia elettrica. In questo caso, spiega l’Autorità, “l’invarianza della bolletta elettrica dei clienti domestici deriva da un insieme di fattori: da un lato, infatti, il sensibile calo (-7,1%) della materia prima all’ingrosso – che rappresenta circa il 50% della bolletta- è stato in parte compensato dallecoperture assicurative contro il rischio di rialzo dei prezzi dei contratti di approvvigionamento dell’Acquirente Unico. Dall’altro, sono aumentati i costi di dispacciamento (+5,8%) e, in lieve misura, anche gli oneri derivanti dai meccanismi di perequazione della vendita e la necessità di gettito per gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3 della bolletta). Sull’incremento del dispacciamento hanno influito i maggiori acquisti di energia elettrica ‘di riserva’ per garantire la sicurezza del sistema a fronte della crescente produzione da fonti rinnovabili non programmabili ed anche gli effetti attesi dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato sugli sbilanciamenti”.
Nel dettaglio, da luglio il prezzo di riferimento dell’energia elettrica sarà di 18,975 centesimi di euro per kilowattora tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 512 euro, dei quali 252 euro (pari al 49,25% del totale della bolletta) per i costi di approvvigionamento dell’energia e commercializzazione al dettaglio; 111 euro (21,61%) per gli oneri generali di sistema, fissati per legge; 81 euro (15,80 %) per i servizi di rete (trasmissione, distribuzione e misura); 68 euro (13,34%) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.
Per il gas naturale, da luglio, il prezzo di riferimento del gas sarà di 77,76 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse. Per il cliente tipo, ciò comporta una spesa di circa 1.088,70 euro su base annua, così suddivisa: 377,45 euro (pari al 34,67% del totale della bolletta) per l’approvvigionamento del gas naturale e per le attività connesse; 407,67 euro (37,45%) per le imposte che comprendono le accise (19,66%) l’addizionale regionale (2,61%) e l’IVA (15,18%); 168,18 euro (15,45%) per la distribuzione e la misura; 38,23 euro (3,51%) per il trasporto; 28,70 euro (2,63%) per la gradualità nell’applicazione della riforma delle condizioni economiche del servizio di tutela del gas naturale e per il meccanismo di rinegoziazione dei contratti pluriennali di approvvigionamento; 68,47 euro (6,29%) per la vendita al dettaglio
COMUNICATO STAMPA
Conferenza dei sindaci e autorità energia elettrica gas e risorsa idrica tutti contro gli utenti
Nella sala consiliare della Provincia di Latina si è tenuta la Conferenza dei Sindaci dei comuni serviti da Acqualatina, alla quale hanno partecipato 25 sindaci sui 38 comuni del territorio di competenza del gestore unico per l’ATO4.
I principali argomenti all’odg erano: l’articolazione tariffaria, la morosità, il deposito cauzionale, i fondi per la tariffa agevolata, tema in discussione per la seconda volta in quanto già trattato nella conferenza precedente e rinviato a quella attuale.
“Le Associazioni di Tutela dei Consumatori – si legge in una nota – visti i deludenti risultati raggiunti, esprimono amarezza e delusione poiché l’impressione ricavata è che pochi dei presenti avessero preventivamente approfondito gli argomenti in discussione sebbene essi avessero ricadute economicamente negative, anche notevoli, sulle rispettive cittadinanze. Ad esempio, relativamente alla rimodulazione della tariffa del sistema idrico, per la quale viene richiesto un adeguamento di circa il 20%, quasi nessuno dei presenti ha chiesto agli esponenti di Acqualatina presenti approfondimenti sulle morosità, quali da cosa derivino, il momento in cui un utente viene considerato effettivamente moroso, quali azioni siano state compiute per recuperare le morosità e se, una volta recuperate le morosità, vengano ri-distribuite sugli utenti virtuosi ai quali ora viene chiesto il sacrificio di pagare per gli altri.
Nessuno ha chiesto perché, sebbene Acqualatina abbia goduto di consistenti “premi” sulla tariffa per effettuare alcuni investimenti, il primo dei quali quello relativo al recupero della dispersione dell’acqua per tubature vetuste ed, invece, dopo che per tanti anni ben poco si sia fatto in merito, ora vengano inserite nel bilancio voci quali gli investimento per la dearsenizzazione, problema sorto solo tre anni fa, oppure la massiccia sostituzione dei misuratori, cioè operazioni che hanno consentito la lievitazione dei costi utilizzata per richiedere oggi un adeguamento così oneroso per cittadini e partite iva. Inoltre, quasi nessuno dei presenti ha chiesto ad Acqualatina come mai dopo 11 anni di gestione ancora non sappia quali siano gli utenti che hanno versato o no al precedente gestore il deposito cauzionale, tanto da richiederlo in maniera generalizzata a tutti coloro che utilizzano il sistema idrico pubblico.
D’altro canto, la Conferenza dei Sindaci non ha votato l’unica deliberazione che andava a vantaggio degli utenti, nel senso richiesto dalle associazioni rappresentative degli utenti in quanto riguardava la modifica in senso migliorativo di alcuni articoli del Regolamento di Acqualatina. In particolare, per evitare di agevolare i morosi, modificando l’art. 10 si poteva consentire ad Acqualatina di rifiutare il contratto ad utenti morosi che avessero richiesto l’attivazione del sistema idrico presso un’altra ubicazione, fino al saldo della morosità pregressa (con ciò facendo un bel regalo ai furbi). Oppure, modificando l’art. 58, si poteva evitare la duplicazione di costi e di penali per procedure sostanzialmente simili, ma definite in maniera differente.
Infine, ma solo per non dilungarci oltre, è stato proposto ed approvato dalla maggioranza dei presenti l’aumento della somma relativa al fondo sociale. Ebbene tale aumento, che apparentemente viene incontro alle difficoltà di molti cittadini, non ha tenuto conto né che, secondo quanto riferito dalla responsabile della Segreteria dell’ATO4, per il 2013 sui 700 mila euro sono rimasti inutilizzati 20 mila euro, per cui è da supporre che gli utenti in difficoltà economiche siano meno del previsto, né che il fondo sociale fa parte del Fondo Investimenti, per cui un aumento delle risorse da destinare al Fondo sociale significa, da un lato minori investimenti del gestore e, dall’altro, un regalo ad Acqualatina che si vede, di fatto, beneficiaria di una somma aggiuntiva, cioè quella sottratta al Fondo Investimenti”.
Inoltre, sempre a proposito del Fondo Sociale che a partire dal prossimo anno non verrà più corrisposto dalla Provincia di Latina, le associazioni chiedono che fine faranno i 700 mila euro non versati dalla Provincia? Saranno restituiti ai cittadini abbassando l’addizionale provinciale, oppure resteranno nelle casse dell’ente di via Costa ed i cittadini saranno chiamati ad un ulteriore esborso?
“Per terminare – concludono i consumatori – auspichiamo che prima della prossima Conferenza dei sindaci gli amministratori locali facciano un maggior approfondimento dei temi che verranno loro proposti. Le associazioni di tutela degli utenti e dei consumatori, che sono tutti i cittadini del rispettivo territorio, si dichiarano a disposizione di tutti i sindaci per effettuare preventivi approfondimenti dei temi da trattare, in maniera da consentire una più ampia panoramica degli argomenti che dovranno affrontare. Tuttavia, sia consentita una riflessione: alcune delle iniziative poste in essere da Acqualatina, trovano giustificazione in altrettante deliberazioni dell’Autorità Garante per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (AEEGSI), la quale non si comprende bene se stia garantendo la parte debole, cioè i cittadini, oppure i poteri forti rappresentati dai diversi fornitori di servizi energetici ed idrici, spesso costituiti da grosse e potenti multinazionali”.
COMUNICATO STAMPA
Otuc - Consulta Provinciale
Nelle bollette emesse nell’attuale periodo di riscossione da Acqualatina è contenuta la voce “deposito cauzionale”, la quale prevede un esborso che va da € 30,10 per le utenze domestiche ad € 1400 – 1.600 per alcune utenze di tipo commerciale o industriale.
I rappresentanti della Consulta Provinciale degli Utenti e dei Consumatori e dell’OTUC, appena si sono accorti di ciò, in quanto nessuno di detti organismi era stato preventivamente messo al corrente di tale iniziativa, hanno immediatamente diffidato l’Amministratore Delegato di Acqualatina a non procedere alla riscossione di un importo che Acqualatina dovrebbe avere incamerato 11 anni fa, all’atto del passaggio delle consegne con i vecchi gestori del Servizio Idrico, siano stati essi i comuni o i Consorzi, specificando che non può, oggi, essere onere degli utenti dimostrare di aver pagato a suo tempo il deposito cauzionale, riguardando, ciò, solo i rapporti tra Acqualatina ed i predecessori.
Lo scorso martedì 22 luglio nella sede dell’ATO4 si è tenuto un incontro interlocutorio con l’Amministratore Delegato di Acqualatina e l’ing. Vagnozzi, durante il quale si era provvisoriamente stabilito che la società avrebbe proceduto a rivedere tutta la situazione relativa ai depositi cauzionali, sebbene siano ormai trascorsi ben 11 anni dalla sua assunzione in carico della gestione del servizio, per cui Acqualatina ha avuto tutto il tempo possibile per effettuare tutti i controlli del caso.
Ciononostante, sembra che Acqualatina, voglia continuare sulla strada della riscossione delle somme relative al deposito cauzionale.
Tale decisione, è in contrasto con lo spirito dell’incontro avuto recentemente, non collima neppure con le Deliberazioni dell’Autorità Garante per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Servizio Idrico emesse lo scorso mese di dicembre, le quali, semmai, danno facoltà (e non obbligo) ai gestori di riscuotere la differenza tra quanto pagato e la rimodulazione degli importi dei depositi cauzionali.
Inoltre, essa costringe ad esborsi, spesso notevoli, in un momento storico nel quale i cittadini e le imprese sono costretti a sopportare enormi sacrifici per la crisi generale che sta colpendo il Paese già da ben 6 anni.
Chiediamo, quindi, che l’ATO4 sottoponga alla Conferenza dei Sindaci che si terrà il prossimo giorno 29 l’assunzione di una decisione che, al di là dell’entità delle somme da riscuotere, deve essere di carattere politico, riguardando l’opportunità di porle in riscossione in questo momento storico, decisione che non può essere lasciata ad Acqualatina.
Dal canto suo, Acqualatina deve impegnarsi a mostrare tutti gli atti in suo possesso alle associazioni dei consumatori, per dimostrare anche le attività espletate prima di mettere in riscossione le somme oggi contestate e per far verificare l’effettiva e documentata debenza di tale somme da parte dei soli soggetti dai quali ciò è dovuto, evitando generalizzazioni del tutto fuori luogo.
